Chi è Horus ?

Horus è il principe delle divinità della antica religione Egiziana.

Per spiegarla velocemente a coloro che non lo conoscono, Horus sta a Osiride come Gesù sta a JHWH.
Con le dovute differenze ovviamente: chi è infatti Osiride?
Osiride è un membro dell’Enneade, cioè il gruppo dei nove Dèi Egizi più importanti. Inventore dell’agricoltura e della religione, si riteneva che avesse regnato come civilizzatore e benefattore dell’umanità. In una delle numerose versioni del suo mito, Osiride morì annegato nel Nilo, assassinato nel corso di un complotto organizzato dal fratello minore Seth. Malgrado lo smembramento del corpo, sarebbe tornato in vita grazie alle pratiche magiche delle sorelle Iside (che era anche sua moglie) e Nefti. Il martirio permise a Osiride di accaparrarsi la signoria sul mondo dei morti, di cui sarebbe divenuto sovrano e giudice supremo, garante delle leggi di Maat, la Giustizia, ovvero l’Armonia Universale: era perciò venerato come dio della morte e dell’oltretomba.

Per gli Egizi la vita era, per dirla con Platone, una continua preparazione alla morte.
E qui sappiamo già che qualcuno si starà toccando… Ma pensateci un attimo: la vita non è un continuo morire e rinascere? Non siamo ogni giorno diversi? Non muore ogni giorno una cellula nel nostro corpo per lasciare lo spazio a un altra?

Ecco che allora la vita diventa una preparazione alla morte: così era per gli Egizi, e basterebbe dare un’occhiata alle piramidi per capire quanto la morte fosse importante per loro.
Horus era inoltre figlio di Iside, dea della maternità, della fertilità e della magia, che faceva anch’essa parte dell’Enneade.

Nel mito Osiride viene assassinato dal fratello Seth, dio del Caos, ed è riportato in vita, per il tempo di un rapporto sessuale con l’amata Iside, dai poteri magici di Iside e della dea Nefti. Da questa unione nacque Horus bambino. Una volta cresciuto, affronta lo zio Seth per vendicare il proprio padre e, sconfittolo dopo molte peripezie, rivendica l’eredità di Osiride, divenendo finalmente Re d’Egitto.

Il valore e la pietà filiale fecero di Horus l’archetipo del faraone. Tuttavia, nel mito, le pretese di Horus sul trono erano duramente contrastate da Seth e, nel corso dello scontro con lo zio Seth, Horus perse l’occhio sinistro, che si divise in sei parti, e fu poi risanato dal dio Thot. Si riteneva che quest’occhio, chiamato Oudjat od Occhio di Horus, che gli egizi portavano come amuleto, avesse poteri magici e guaritori, oltre che di protezione. Graficamente l’occhio di Horus (udjat) è costituito da un occhio destro (quello rimasto integro dopo il combattimento fra Horus e Seth) sovrastato dal sopracciglio (che ci ricorda nella sua forma un serpente) e sotto da una spirale, per alcuni il tratto residuo del piumaggio del falco, animale del quale Horus prende le sembianze.

Fra i vari significati del mito dell’occhio di Horus, il principale è quello della rinascita o rigenerazione, ovvero del sole che appunto rinasce ogni giorno.

Interpretazione profonda

Fin qui il mito, la leggenda.
Ma in cosa può essere utile per noi? E specialmente per il nostro cervello ?
NON SO CHE TERMINE USARE PER NON RIPETERCI una interpretazione più profonda che ci permetterà di avvicinare il simbolo al funzionamento del cervello e quindi alla nostra realtà quotidiana.

Vediamo cosa rappresenta l’occhio di Horus.

L’occhio di Horus è l’occhio della percezione oggettiva e profonda, necessario per emettere un giudizio equilibrato. Deve diventare “l’occhio buono”, cioè la capacità di vedere soprattutto bene e positività intorno a sé. È l’occhio dell’anima, che cerca la visione di Dio.
E’ l’occhio di Dio, chiamato “Peqicha”, “Apertura”, in quanto è singolo e non si chiude mai (come il terzo occhio). Nell’uomo-Horus, un occhio guarda dentro e l’altro lo acceco per non vedere l’esterno e concentrarmi sull’interiorità. Rappresenta dunque la capacità di entrare nel profondo della realtà.
Ricorda il terzo occhio e ha quindi un rapporto con la ghiandola pineale, che a sua volta ha un collegamento col sole e con i cicli solari (l’epifisi produce la melatonina in rapporto alla luce solare che gli occhi percepiscono).

Spiritualmente ci permette di uscire dall’illusione, che ci permette di passare dall’invisibile al visibile. È la relazione tra cervello e pensiero intimo.

Horus si chiede “cosa bisogna che distrugga in me stesso?” come barriera, come idea preconcetta, come sistema di credenze. Quindi ci permette di smontare le barriere, i modelli, la maschera sociale, l’immagine di sé, la corazza, la torre d’avorio che è la torre di Babele, e così riesce ad essere se stesso e si manifesta per ciò che è, manifestando il Divino in sé.
In sintesi, come ci mostra la figura, rappresenta ciò che di più profondo e invisibile è in noi, anche se non percepibile con i sensi comuni.

Collegato al sole (prima abbiamo accennato alla rinascita), e quindi al dio Ra, Horus è rappresentato da un falco (significato del termine Horus), animale che può volare altissimo nel cielo e può guardare il sole senza perdere la vista.
Rappresenta quindi anche il sole ed in particolare quando è allo zenith.

Tra le più celebri immagini di Horus, il dio compare in una statua del faraone Chefren, della IV dinastia, assiso in trono.
Il falco-Horus è appollaiato in cima allo schienale del trono e le sue due ali, aperte, abbracciano la nuca del sovrano in un gesto protettivo.

Per questi motivi abbiamo scelto l’Occhio di Horus (rivolto alla nostra interiorità) e Horus stesso (il falco legato alle energie solari, alla protezione per la nostra vita e alla nostra rinascita) come simboli del nostro progetto.

In antitesi a Seth, che rappresenta il caos e la violenza, Horus incarnava l’ordine e – esattamente come il faraone – era garante dell’armonia universale (Maat).

Anche Maat ha il suo opposto: Isefet, il caos, il disordine, ma soprattutto la disarmonia.

Quando siamo malati, siamo infelici, stiamo male a vari livelli, significa che vi è Isefet: per questo bisogna ristabilire Maat, l’ordine interiore, la pace, l’armonia con se stessi. E per ristabilire Maat ci vuole Horus (e cioè saper vedere la nostra interiorità e rinascere grazie ad essa). Per questo abbiamo deciso di chiamare così il nostro progetto.

Per rappresentare la capacità umana (e della scintilla divina che è in noi) di ristabilire Maat, grazie a Horus, che ne era appunto il garante.

Di Horus, Maat e Isefet accenno anche nel libro “Due occhi color miele”, primo libro della saga “L’eredità iniziatica”. Ma nel secondo che sto scrivendo… bè, mica te lo dico, altrimenti che sorpresa è…

Illumina il tuo cammino

Mau

Pink Floyd

Pink Floyd, sono un gruppo musicale britannico formatosi nella seconda metà degli anni sessanta.

Nella loro carriera sono riusciti a riscrivere le tendenze musicali della propria epoca, diventando uno dei gruppi più importanti della storia della musica. Il gruppo, nato a Londra nel 1965 viene fondato dal cantante e chitarrista Roger Keith “Syd” Barrett (06 Gennaio 1946), dal bassista George Roger Waters (06 Settembre 1943), dal batterista Nicholas Barclay “Nick” Mason (27 Gennaio 1944) e dal tastierista Richard William Wright (28 Luglio 1943). Nel dicembre del 1967 si aggiunge al gruppo il chitarrista David John “Dave” Gilmour (06 Marzo 1946) che si affianca e poi sostituisce definitivamente Barrett.

È sicuramente interessante notare come sia Gilmour che Barrett abbiano un 6, L’innamorato, in Disegno di Vita.

Ciò fa di loro persone legate all’arte e alla bellezza in generale, al piacere nel sociale, ma soprattutto al fatto di sentirsi scelti.
Non a caso Gilmour, in talento, verrà scelto per sostituire Barrett, che invece evidentemente in conflitto, si sentirà “non scelto” ed abbandonato.
Essendo nati lo stesso anno hanno in comune un 20 (Il Giudizio) cioè in Memoria Genealogica e quindi un forte legame con la musica, essendo questa l’unica carta dei Tarocchi di Marsiglia che contiene uno strumento musicale. Potremmo dire che questa sia una vera e propria chiamata di Dio, che si trasforma in un desiderio irresistibile.

Gilmour ha il 20 anche in Personalità Profonda (come Mozart).
Troviamo in lui infatti una forte capacità evolutiva, oltre al talento musicale, lui utilizza il desiderio per realizzare ciò che vuole. Non a caso il suo “legame” con la musica indurrà la rivista Rolling Stones a inserirlo al 14° posto nella lista dei migliori chitarristi di sempre. Nel lavoro Gilmour ha un 14, la Temperanza, che lo porta a creare legami, lo rende mediatore durante i dissensi nella band e lo aiuterà a “proteggere” il gruppo consentendo anche al reinserimento di Wright, che era stato escluso dopo alcuni problemi avuti con Waters durante la registrazione di “The Wall“.

Probabilmente questi dissensi erano stati determinati dal 5 (il Papa) in Personalità Profonda di Waters, vissuto da lui in maniera conflittuale, non sentendosi cioè riconosciuto, cosa che fa diventare “tiranni”. Questo rispecchia anche il 2, la Papessa, che Waters ha in conflitto e che quindi lo porta a eliminare: meglio carnefice che vittima. Non sentendosi riconosciuto (5) e scelto (6) decide di eliminare (2) Wright che ha un 22, il Matto in conflitto ed in strumento, che accetterà di andarsene ma in realtà resterà facendo da turnista ai concerti riuscendo così a seguire comunque la sua “via” per raggiungere il suo obiettivo “andando per la sua strada”.

A proposito di questo fatto Mason nell’autobiografia “Inside Out” dice:
Il 1978 è per Wright l’anno emblematico secondo la sua mappa e proprio in quell’anno esce il suo album solista “Wet Dream”.

Mason con il suo 19 (il Sole in Personalità Profonda, Sociale e Pronto Soccorso) si può definire il “padre” dei Pink Floyd, brilla di luce propria, con la sua voglia di costruire insieme ha mantenuto i collegamenti tra Waters e Gilmour (non dimentichiamo peraltro che a proposito di costruire insieme, senso del 19, il termine mason significa muratore, costruttore). Come il sole ci dà luce senza chiedere nulla in cambio, Mason ha donato al mondo, l’autobiografia già citata, e questo anche grazie al 3, l’imperatrice in Equilibrio e quindi al bisogno di comunicare. Questo 3 lo porta a trovarsi bene nei gruppi di 3 persone e sarà proprio questo il numero dei componenti della band dopo il 1985.

Waters (anche lui come Gilmour e Barrett 6 in Disegno di Vita) con un 5, il Papa, nel Lavoro e in Personalità Profonda, portò avanti il progetto Pink Floyd come una guida cercando di “unire con saggezza”. Dopo la pubblicazione di “The Final Cut” per lui l’esperienza Pink Floyd era conclusa, e cercando di essere riconosciuto da tutti come il cuore del gruppo arrivò ad una causa in tribunale per ottenere i diritti del nome, ma la perse essendo lui in quel momento un 5 vissuto verosimilmente in modo conflittuale.

Nell’album “Wish You Were Here”, uscito il 15/09/1975 (ovvero 15 in Desiderio di vita, la passione, 9 in risposta automatica, la solitudine, 22 in memoria genealogica, la follia, e 10 in Personalità profonda, l’evoluzione, sì, si può calcolare la mappa anche dell’uscita di un album, come di tanti altri eventi!)

Waters fa diversi riferimenti a Barrett come ad esempio nel testo di “Shine on you crazy diamond”,

  • “Remember when you were young, you shone like the sun.
    Shine on you crazy diamond
    Now there’s a look in your eyes, like blackholes in the sky. “
  • Ricordi quando eri giovane, Splendevi come il sole,
    Continua a brillare pazzo diamante,
    ora c’è uno sguardo nei tuoi occhi come dei buchi neri nel cielo).

È interessante l’analogia con lo “splendere come il sole” e “brillare come un diamante” che usa quasi come se il suo inconscio gli suggerisse dei riferimenti al 18 (la Luna) in Personalità Profonda di Barrett.

Non a caso viene considerato un “lunatico“. Era un medium, aveva un segreto da rivelare o da tener per sé. Una forte intuizione che quando non veniva utilizzata lo rendeva depresso e si perdeva nell’immaginario (come in un rave?) aiutandosi spesso con droghe psicotrope che lo porteranno all’isolamento. Questo senso di isolamento scaturisce anche da un 21, il Mondo, nel sociale, che, vissuto in conflitto, porta “la danza creatrice” a diventare un ballo da ubriaco senza alcun fine se non quello di farlo sentire perso e solo al mondo facendogli perdere il senso di libertà tipico di questo numero e imprigionandolo in uno stato negativo.

Il 13 (la carta senza nome) in conflitto lo porterà ad aver paura della morte, quindi dei cambiamenti importanti e ad avere scatti di collera mentre avrebbe dovuto “semplicemente” essere il promotore di grandi cambiamenti radicali, quali quello della musica che proponeva e che ispirò sempre i Pink Floyd.

Un 16 (La Casa Dio) in strumento fa di lui un festaiolo a suo modo, un esplosione creativa che ritroviamo nella musica dei Pink Floyd e nei suoi quadri.

Trovo che questo articolo sulle mappe di un gruppo faccia notare come persone con gli stessi numeri possano vivere in Talento o in Conflitto ogni situazione, vorrei dunque ricordare ai lettori che nulla accade per caso e che si può scegliere di migliorare se stessi per vivere una vita in Talento.

Se sei arrivato fin qui l’universo cerca di dirti qualcosa…

Illumina il tuo cammino

Francesca Mamone

Pablo Picasso

Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Picasso se vogliamo chiamarlo con il suo nome originario

Ai più conosciuto semplicemente come Picasso, scelse di firmarsi utilizzando il cognome della madre, perché secondo molti, quello del padre, Ruiz, fosse troppo comune.

Calcolando la sua mappa possiamo però vedere un 18 in memoria genealogica che rimanda alla domanda “Qual è il bambino che non è stato riconosciuto?”.
Quindi la vera motivazione dell’utilizzo del cognome materno è la memoria di un bambino non riconosciuto che non poteva portare il cognome del padre.

Pablo Picasso nasce a Malaga il 25 Ottobre 1881. Secondo una testimonianza della madre una delle sue prime parole fu “piz” diminutivo del termine spagnolo lapiz, matita. Poteva forse non essere questa, per quello che in seguito sarebbe divenuto uno dei più influenti pittori della nostra era? Azione, riuscita e direzione, sicuramente verso l’arte, sono scritti nel suo Desiderio di Vita con il numero 7.

Portò a termine il suo primo dipinto all’età di 7 anni. Un altro numero importante è il 17 in personalità profonda, che rappresenta l’autenticità e la capacità di azione nel mondo. Questo, collegato al suo 8 in equilibrio, determinerà la sua noncuranza per ciò che dicono gli altri. La sua risoluzione nel fare ciò che dà emozione lo condurrà a concepire stili pittorici nuovi e non sempre apprezzati dai contemporanei.

Un 9 nel lavoro lo porterà a lavorare da solo ma grazie al 10 nel sociale avrà modo di soddisfare il suo bisogno di evoluzione sociale quando nel 1904 trasferendosi a Parigi nel suo atelier Bateau-Lavoir fornirà un punto di ritrovo ad un ampio gruppo di artisti.

Il 10 in pronto soccorso ci chiarisce uno dei punti fondamentali della sua evoluzione artistica, il bisogno nel momento di difficoltà di iniziare un nuovo ciclo.

Picasso è conosciuto per aver vissuto vari periodi o cicli, ad esempio il periodo blu, ciclo del lutto, che iniziò dopo il suicidio del suo caro amico Carlos Casagemas seguito poi da quello rosa per uscire dal cordoglio.

Come ultima cosa vorrei parlare delle relazioni avute con varie donne nel corso della sua vita. Troviamo in questo frangente un 7 in relazione amorosa, il bisogno di essere innamorato e di essere l’amante della propria donna.

Picasso fu un artista controverso, a testimonianza del suo riconoscimento artistico, nel 1963 venne istituito a Barcellona il Museo Picasso, con dipinti, sculture e opere grafiche.

Francesca Mamone

Elogio della Solitudine pt. 1

Elogio alla solitudine di Fabrizio De Andrè, L’eremita

Spesso ci capita di avere a che fare con persone che passano molto tempo in solitudine, magari anche in mezzo agli altri, e “ironicamente” li definiamo eremiti.

Ma chi è l’eremita? Cosa rappresenta?

Si può ritenere un “eremita” colui che, attraverso la solitudine, la solitudine “creativa”, usata come strumento per mettere in crisi l’ego, rinasce a nuova vita (il 13 è il suo complementare) esprimendo al meglio l’Io interiore.

La ricerca e il raggiungimento del contatto con la spiritualità, avviene attraverso la ricerca della luce interiore, sprofondando in una grande crisi e dando inizio alla mutazione (9 sono i mesi della gestazione), al cambiamento e alla saggezza.

Fabrizio De Adré (9 nel lavoro) e Ivano Fossati (9 in risposta automatica al conflitto) scrivono assieme molti anni fa, il testo di questo bellissimo brano, che vi riproponiamo qui di seguito, che così bene esprime le caratteristiche dell’uomo con la barba che cammina all’indietro col bastone della passione… Buona lettura

Elogio della solitudine – Fabrizio De André (Brano tratto dall’album “Ed avevamo gli occhi troppo belli”)

C’è un UOMO che non disdegna la Solitudine, non la teme, non la disprezza, non la considera una sventura, anzi spesso la ricerca per farsi compagnia.
In sua compagnia quell’UOMO può guardare dentro se stesso pur sapendo che scorgerà sempre e solo un tenue raggio di luce, mai il chiarore completo del giorno.
Dentro l’apparente abisso della Solitudine quell’UOMO ama sprofondare.
Dentro quell’abisso infatti egli raggiunge la sommità del cielo ed ammira l’infinito tutt’intorno.
L’UOMO che frequenta la Solitudine, sa quanto importanti sono i suoi simili per lui e quanto smisuratamente ne ha bisogno.
L’UOMO la cui mano è stretta a quella della Solitudine ha imparato che molto più numerose sono le mani di quelli che cercano le sue.
L’UOMO che trova riparo all’ombra della Solitudine, sa quanto grande è lo smarrimento di chi, dentro a pareti di cemento armato, cerca rifugio senza mai trovarlo.
L’UOMO che siede stanco ai piedi della Solitudine, sa quanto affaticati e gonfi siano i piedi di coloro che senza mai fermarsi, corrono tutta la vita senza una meta.
L’UOMO che sa gustare il cibo invisibile che la Solitudine gli porge, sa quanto grande è la fame di coloro che pensano soltanto a riempire il carrello della spesa e i ripiani del frigo.
L’UOMO che si disseta dell’acqua che la Solitudine gli versa nel cavo delle mani, sa quanto inestinguibile è la sete di coloro che scambiano uno zampillo di sorgente, per un vuoto a perdere pieno di bollicine o alcol.
L’UOMO che ama ed è ricambiato dalla Solitudine, custodisce per se ogni cosa del passato, afferra con le braccia il presente e guarda lontano al domani.
Quell’UOMO è geloso della sua Solitudine, non la scambia perciò con quella di nessuno altro.
E la difende a denti stretti e con le mani ferite, la sua Solitudine quando gli altri gliela vogliono rubare.
Quell’UOMO in compagnia della sua Solitudine non si sente mai solo, mai perde il coraggio e la forza.
Di quell’UOMO e della sua Solitudine nessuno potrà mai temere alcunché.

Testo di Fabrizio De André

Si sa, non tutti se la possono permettere. Non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati, non se la può permettere il politico.

Il politico solitario è un politico fottuto di solito.

Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con sé stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo, dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addirittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili, credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri.

Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell’anacoretismo né dell’eremitaggio, non è che si debba fare gli eremiti, o gli anacoreti, è che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita (non è che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d’identità), credo di averla vissuta, mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura.

Tiziana Cuccu

Relazione amorosa

Perché la Relazione Amorosa è l’ambito più importante della nostra vita?

Molti rimangono quasi scioccati quando facciamo questa affermazione.

Si pensa.

Eppure, abbiamo vari elementi per affermare questa nostra certezza. Il primo lo ricaviamo osservando l’albero sephirotico della Cabala, l’elemento centrale e che si collega a tutti è “Tiferet”, che rappresenta il cuore di tutto l’albero, e nella Mappa dei Talenti corrisponde proprio all’ambito della Relazione Amorosa.

Ciò significa dunque che la Relazione Amorosa nutre tutti gli ambiti! Così come il cuore nutre ogni singola cellula del nostro corpo. Allo stesso tempo, è da tutti gli ambiti nutrita, o meglio, da tutti gli ambiti DEVE essere nutrita.

Più terra terra?

L’Innamoramento e l’amore sono due energie, molto simili, che fanno si che siamo in una condizione molto positiva e quindi attraiamo cose belle.
Hai già sperimentato? Sei d’accordo con noi?

È ormai risaputo, dopo anni di studi scientifici, che l’innamoramento è un turbine di energia dato da una fortissima scarica di ormoni. E la cosa straordinaria è che l’innamoramento può sopraggiungere a qualsiasi età, se gliene diamo la possibilità! E può durare per sempre se si compie una “manutenzione” costante della Relazione! In una relazione poi, dove l’innamoramento si affianca all’Amore, possiamo trarre tutti i benefici derivanti dalla secrezione di una serie di ormoni, quali la dopamina, le endorfine, la adrenalina e l’ossitocina.

Quando amiamo, quando ci innamoriamo, siamo più propensi a prenderci cura di noi stessi… Capiamo che per amare l’altra persona dobbiamo innanzitutto amare noi stessi.
Qualcuno diceva, estendendo però a tutta l’umanità, “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Non meno, se amassimo il partner meno di noi stessi non staremmo contribuendo alla diffusione dell’Amore nel mondo, non staremmo evolvendo, non staremmo imparando niente.
Non più, se amassimo il partner più di noi stessi, non staremmo amando noi stessi, ci staremmo svalorizzando.
Amarlo allo stesso modo, significa capire che non c’è che Uno.

Amando l’altro sto amando me stesso e tutto l’Universo!
E amando me stesso, sto amando l’altro.

Riconoscendo il Divino che è nell’altro, sto riconoscendo il Divino che è in me.

Alle volte invece, per paura di soffrire, non ci lasciamo trasportare dall’Amore e non consentiamo di amarci veramente con l’altro.
Ce ne stiamo troppo sulla difensiva: “e se poi mi tradisce? E se poi mi lascia? E se poi…?”
Tanto valeva “morire da piccoli”!

Altre volte invece trasformiamo l’altro in un altare, e ci rendiamo miseri, meschini, andando a elemosinare verso l’altro tutte le attenzioni di questo mondo, sentendoci però così senza alcun valore.
Ci sta, è nella vita fare tutte queste esperienze!
Ma poi arriva un momento in cui è necessario capire che non ci sono differenze fra noi stessi e l’altro.

Abbandoniamoci all’Amore!

A tutti i livelli, se non è spirituale, intellettuale, emozionale, sessuale e corporeo non è vero Amore!
L’Amore è solo a tutti i livelli, altrimenti non è Amore.
Non esiste l’amore platonico, sarebbe come dire che un piatto di amatriciana ci nutre solo guardandolo o solo pensandolo.
Non basta il sesso, la genitalità NON è sessualità. (Ma di questo parleremo approfonditamente nel corso “50 sfumature di Bio”).

L’Amore deve funzionare a tutti i livelli, il livello sessuale inoltre rimette in moto l’ambito che noi chiamiamo “Equilibrio”, e che è legato anche al lavoro, ai soldi e più in generale l’energia interiore.

Diciamoci la verità, non ruota tutta la nostra Vita intorno all’Amore?

Quando non c’è, è come una frittata senza olio né sale.
La coppia è un terzo elemento che si crea quando due persone entrano in relazione con l’Amore, e della coppia è necessario prendersi cura!
Tanto quanto prendersi cura di se stessi singolarmente.
Se infatti, una volta formatasi la coppia, si continua a pensare a sé solo individualmente, non si permette alla coppia di crescere. È come un bocciolo di rose bellissimo, che però rimane per sempre tale e non sboccia mai.

Peggio, se non si fa crescere la coppia come quando si gonfia il pallone di una mongolfiera, che poi la fa volare, la coppia si trasforma in un macigno che trascina in basso le due persone, sino a diventare solo un gravoso peso di cui liberarsi.
Perché allora non occuparsi della coppia (o delle coppie, se qualcuno ne avesse più di una) e trasformarla nel motore Ferrari che può essere per la nostra vita?

Per chi fosse curioso di come si può rendere la propria Relazione Amorosa il fulcro radioso della propria vita, ho messo a punto un seminario esclusivo dal nome “50 sfumature di Bio

Se avessi qualche curiosità su quanto scritto in questo articolo, commenta pure qui sotto, risponderò al più presto.

Illumina il Tuo cammino

Mau

La Dinastia degli 11

La Dinastia degli 11 “LA BESTIA”

Eccomi…sono arrivata…io sono la prescelta!

Io sono colei che deve risolvere il grande conflitto della sua Dinastia …..Io devo fare uscire la “Bestia”!

Sembra l’inizio di un racconto horror ma in realtà è una grande rivelazione che ha fatto si che io potessi raggiungere una consapevolezza che mi permette di vivere al meglio e aiutare al meglio i miei discendenti, ovvero i miei figli!

E ancora, mi permette di evolvere e allo stesso tempo far evolvere la mia Dinastia.

La Dinastia degli 11.

Sono nata il 29/04, e l’amore della mia vita (Simone) è nato l’11/02, sin qui sembra tutto normale e anonimo, ma vi dimostrerò che non è così…

Oltre a legarci un grande amore incondizionato, che ho imparato a conoscere e a cui non resistere, anche perché la mia insulino resistenza ha bussato per farmi capire che non ne vale la pena, ci lega la “Bestia” ossia il numero “11”!!!

Ebbene si il mio desiderio di vita è il numero 11 come quello di Simone! Ma non è tutto…

Se siete pronti iniziamo:

la prima “coincidenza” palese è che una mia carissima zia da parte di mamma alla quale sono particolarmente legata, nonché “casualmente” mia madrina di Cresima, è nata il 29/04 come me, il marito l’11/02 come Simone. Wow!
Non fermiamoci qui, ho tanto ancora da dirvi, infatti se vado ad osservare le date di nascita della mia famiglia vi posso dire che mio padre è nato il 12/11 quindi con un 11 in risposta automatica e mia madre è nata il 29/12 e quindi con 11 in desiderio di vita (come me e Simone).
I miei genitori, che amo alla follia hanno un vero talento in fatto di 11, infatti mio fratello è nato l’11/11!!!
Quindi i miei genitore hanno dato alla luce 2 figli uno con 11 in desiderio di vita e personalità profonda e l’altro con 11 in desiderio di vita e risposta automatica. Fantastici!

Che questo voglia dire qualcosa?

Ebbene si, abbiamo tutti un disperato bisogno di uscire dal controllo e liberare i nostri istinti, o meglio la nostra Forza istintuale, e siccome i miei genitori non ci sono riusciti (quanto avrebbero dovuto e voluto) hanno dotato me e mio fratello di tanti 11 importanti per riuscire in questa “Missione”!

Come l’ho capito?

E’ iniziato tutto dopo una trasformazione radicale nella mia vita che io chiamo “rinascita della Araba Fenice”, intraprendo un percorso spirituale che mi porta a conoscere il fantastico mondo della numerologia.

Mi innamoro di Simone proprio in quel periodo e come abbiamo detto ha un bell’11 in desiderio di vita, ma anche il padre è nato il 29/11 quindi con 11 in desiderio di vita e risposta automatica esattamente come mio fratello, ma c’è di più, la nonna paterna di Simone è nata il 29/04 come me! Per “fortuna” incontro nel mio percorso due persone speciali, per me sono delle guide preziose, Onda e Maurizio, anche qui per non farmi mancare la “coincidenza” vi dico che Onda è nata il 29/04 come me! Con il loro amore e la loro conoscenza sono riusciti a rendermi consapevole che tutte queste “coincidenze” altro non sono che segnali che l’Universo mi ha messo davanti per far si che io iniziassi a lavorare per risolvere uno dei miei più grandi conflitti imparando a lasciarmi andare e vivere i miei istinti!

Questo è un “piccolo” esempio raccontato in maniera ironica ma reale che mi riguarda.

Concludo col dirvi che questo modo di approcciarsi alla vita è fantastico e con grande entusiasmo vi consiglio “provare per credere” venite ai nostri seminari sperimentate di persona cosi come ho fatto io, sono certa che non ve ne pentirete!

Silvia Masala

Rudolf Nureyev

Rudolf Nureyev, nato il 17 marzo 1938

“La Stella dal desiderio irresistibile per la danza della libertà”

Qualche tempo fa mi è capitato di leggere un toccante articolo sul danzatore russo Rudolf Nureyev.

L’articolo (http://www.gay.it/cultura/news/lettera-danza-nureyev-aids) parla di una “Lettera alla danza” scritta dallo stesso maestro, poco prima di morire di Aids, nella quale descrive la sua passione per la danza e l’emozione dell’attesa della lezione provata fin da piccolo nonostante i due chilometri da percorrere a piedi per raggiungere la scuola.

Descrive, con la minuzia di chi ancora vive ciò che racconta, la disillusione del povero verso la gloria, l’odore del sudore sulla pelle, la poesia del ballo.

Una lettera autentica, (e per lui non sarebbe potute essere diversamente da così), carica di quella forza e quel desiderio che da soli, nonostante i dubbi, possono farti raggiungere l’obiettivo!

Cosa può aver portato “un’anima” sulla terra per scrivere simili parole a testimonianza del suo talento espresso e del suo amore per la vita? A fine lettura, col cuore stretto, mi si è rigato il viso di lacrime e, ascoltando il mio desiderio irresistibile, sono andata a cercare su internet la data di nascita per ricavarne la “mappa dei talenti”: 17 marzo 1938, sorrido…

Rudolf Nureyev

Il 17 Le Toille “La Stella” e non poteva che essere così per il primo ballerino di tutti i tempi! Ecco il perché di una lettera così autentica, ricca della sua essenza dove il bisogno di splendere al “mondo”, alla vita, viene espresso meravigliosamente! Ma andiamo avanti… ed ecco un altro sorriso compiaciuto.

Marzo (3) “L’Imperatrice” che rappresenta l’esplosione creatrice: nessuno meglio di chi danza può esprimere con la sua forza, la sua seduzione conquistatrice! Lei, “Sua Maestà”, vuole sempre essere riconosciuta per la sua bellezza esteriore e interiore… Ma il mio sorriso più grande prende forma nel l’osservare l’anno di nascita e calcolare quel numero, “21”, che è rappresentato dalla donna che danza creando sul “mondo” , colei che rappresenta la libertà. Così capisco come abbia potuto esprimere nella maniera più piena il talento della memoria genealogica trasmessagli dai genitori.

Guardo gli altri numeri e tutto riporta alla sua missione sulla terra che pare aver compiuto molto bene.

Mi soffermo un attimo a pensare…

Parte la musica, la danza è quella de” La morte del cigno” e come il cigno che muore dopo aver tentato il “tutto per tutto” e lascia che il destino si compia, così Nureyev ci ha salutato mostrandoci magistralmente come si percorre quel cammino chiamato VITA.

Tiziana Cuccu

Donald Trump e la sua Mappa dei Talenti

Analizziamo Donald Trump, attuale Presidente degli Stati Uniti d’America, non dal punto di vista politico ma in relazione alla Sua Mappa per vedere se e come utilizza i Suoi talenti.

Data di nascita 14.06.1946

Gli undici numeri della Mappa base di Trump sono i seguenti:

  • 22 personalità profonda;
  • 14 disegno di vita;
  • 20 memoria genealogica conflittuale;
  • 22 conflitto;
  • 6 risposta conflittuale automatica al conflitto;
  • 20 nido;
  • 7 relazione amorosa;
  • 8 relazione sociale;
  • 5 pronto soccorso;
  • 10 lavoro;
  • 5 equilibrio.

22 personalità profonda.

Il matto rappresenta l’ultimo numero in qualsiasi livello della scala evolutiva, è il liberato, il soldato di Dio, colui che si è staccato dal possesso materiale. In talento fa tutto quello che desidera senza preoccuparsi delle richieste degli altri, sembrerebbe che Trump lo realizzi in modo talentuoso, invece è ancora troppo attaccato al materiale e il suo fare è sempre rivolto al mostrarsi e chiedere riconoscimento e accettazione dagli altri mentre il 22 si riconosce da solo.

14 disegno di vita.

Possiamo notare come Trump viva il Suo 14 in modo conflittuale. La caratteristica del 14 è la temperanza cioè mischiare due cose per produrne una terza, fare legami. Il primo passo di Trump appena eletto è stato invece esattamente il contrario, ha cercato di impedire ai cittadini (Americani e no) di origine araba di entrare negli USA, ha praticamente rotto le relazioni col Messico, messo in discussione le relazioni con l’Europa e con una buona parte del Mondo.

20 memoria genealogica conflittuale.

Rappresenta il desiderio irresistibile, la chiamata. Probabilmente il 20 lo esplica, parzialmente, in modo talentuoso. In effetti il suo desiderio di emergere gli ha permesso di ottenere successo in ciò che fa, ha preso in mano le redini dell’impresa di famiglia facendola diventare una delle più grosse imprese immobiliari al mondo. Durante gli studi all’accademia militare si è distinto per il Suo valore ottenendo diversi riconoscimenti e divenendo il capitano della squadra di baseball, laureandosi con specializzazione in economia e finanza. L’unico neo e che ogni tanto qualche vicissitudine porta le Sue imprese sull’orlo del fallimento.

22 conflitto.

Ancora una volta il matto e ancora una volta vissuto in modo conflittuale giacché Trump ha bisogno di farsi notare e di esternare il Suo diritto ad effettuare delle scelte. Per non entrare in conflitto gli basterebbe realizzare il 21 “il Mondo”, quindi non avere e non imporre nessuna costrizione, non essere rinchiuso in nessun modello, invece, Lui, vorrebbe costringere e rinchiudere gli altri, relegarli nel loro spazio di mondo senza il permesso di muoversi (divieto ai Musulmani di entrare in America, il muro al confine col Messico, protezionismo contro le merci straniere, localizzazione delle industrie negli USA pena l’aumento delle tasse)

6 risposta conflittuale automatica al conflitto.

Credo sia espressa in maniera totalmente conflittuale poiché in talento sarebbe l’accettazione di tutto ciò che l’UniVerso manda, la non scelta, mentre Lui ha deciso di candidarsi ad un ruolo che lo obbliga a fare delle scelte molto importanti e quando entra in conflitto (Corea Del Nord) decide senza affidarsi all’UniVerso.

20 nido.

Caratteristica del 20 nel nido e il desiderio di paternità che Lui esplica in modo Talentuoso avendo messo al mondo 5 figli, tra l’altro con partner diversi.

7 relazione amorosa.

Il sette è un numero di movimento che prevede delle scelte d’istinto, probabilmente esplicato in talento poiché, la sua relazione amorosa è sempre in movimento avendo cambiato più volte partner.

8 relazione sociale.

Esplicata in talento perché si da il permesso di fare ciò che Lui ritiene giusto.

5 pronto soccorso.

Avrebbe bisogno di affidarsi ad una guida per uscire dal conflitto ma preferisce decidere per conto Suo non ascoltando i consigli.

10 lavoro.

Dovrebbe essere sempre in evoluzione e far evolvere anche gli altri invece, dopo gli inizi promettenti, riesce a mettere in crisi il Suo lavoro (rischio fallimento in più occasioni).

5 equilibrio.

Vissuto in modo conflittuale, chiede il riconoscimento (del popolo Americano), non è in empatia con tutti. Potrebbe essere un ottimo insegnante ma preferisce esercitare il potere per affermare le Sue ragioni.

Giuseppe Atzei

Mappa dei Talenti

Fin dalla prima pagina di questo sito vieni tempestato da questa definizione: la mappa dei talenti qua, la mappa dei talenti là, la mappa dei talenti su, la mappa dei talenti giù, numeri, numeri, numeri.

È possibile dunque che se non conosci Progetto Horus qualche domanda te la sia già fatta (ma chi so sti pazzi?).

Per questo abbiamo deciso di scrivere questo articolo di presentazione della Mappa dei Talenti.

Essa è fondamentalmente costituita da 11 numeri di base, che rappresentano gli ambiti fondamentali della nostra vita:

  1. La personalità profonda;
  2. Il lavoro;
  3. L’equilibrio;
  4. Le relazioni amorose;
  5. Il nido;
  6. L’ambito sociale;
  7. La memoria genealogica;
  8. Il disegno di vita;
  9. Il conflitto;
  10. La risposta automatica al conflitto;
  11. Il pronto soccorso.

Si trovano in essa i nostri bisogni inerenti ciascuna area, tant’è vero che all’inizio Jean Claude Badard, padre della Psicobiogenealogia e maestro di Maurizio, l’aveva chiamata Mappa dei Bisogni.

L’idea di chiamarla Mappa dei Talenti è venuta a Maurizio per il parallelo con la parabola dei talenti evangelica.

Essa è in sintesi l’insieme delle nostre grandi capacità, che dobbiamo assolutamente esprimere praticamente nella nostra vita, se vogliamo essere felici e sani. Essa deriva dalla cabala.
Ovviamente, per ciascuno di noi la mappa (e i numeri in essa presenti) sono differenti.

Essa ha origine infatti dalla propria data di nascita.

E qui subito immagino alcune domande annuvolarsi nella tua mente: ma allora due persone nate nello stesso giorno sono uguali? E come è possibile che le mie capacità possano derivare dalla data di nascita? I numeri presenti nelle caselle indicate (lavoro, sociale ecc.) non sono altro che degli archetipi dell’umanità. Troviamo infatti gli archetipi del padre (imperatore, papa, Sole) e della madre (imperatrice, papessa, Luna), dell’inizio (il bagatto) eccetera.

Gli archetipi sono simboli, e il nostro cervello, per il 96% lavora solo per simboli. Insomma questi simboli archetipici dei numeri li possiamo trovare nel nostro cervello (quel 96% che risponde automaticamente agli eventi che ci capitano) e per di più anche nel DNA, quindi è chiaro che ci possa essere una connessione.

Analizziamo le fobie e le paure:

esse sono scatenate da elementi simbolici che mai potrebbero realmente crearci dei danni. C’è chi, ad esempio, ha paura delle farfalle, razionalmente, nessuno penserebbe realmente che una farfalla possa mettere a repentaglio la sua vita. C’è chi ha paura dei cani perché è stato morso da un cane quando era piccolo, ma quello che ci si trova davanti non è lo stesso cane e nonostante ciò permane la paura di tutti i cani, questo a causa del fatto che nel nostro cervello quel cane è simboleggiato da qualsiasi cane.
O meglio, qualsiasi cane ci richiama l’esperienza conflittuale con quel cane.

Ma è vero anche l’inverso. Anche il cervello dei cani lavora per simboli!
Ho avuto un cane che ogni volta che vedeva un bambino con la sciarpa rossa voleva aggredirlo, è probabile che avesse subito una aggressione da un bambino con una sciarpa rossa (io l’ho adottato già grandicello) e pertanto nel suo cervello “un bambino con la sciarpa rossa” equivaleva ad un pericolo. Ovviamente questo è falso! Anzi quel bambino cresciuto e senza la sciarpa rossa sarebbe potuto essere un vero pericolo per il cane, ma questo non lo avrebbe riconosciuto perché il ragazzo non avrebbe più mostrato quei simboli che erano “entrati” nel suo cervello, al contempo il portatore dei simboli a lui noti non era quello che lo aveva aggredito, essendo passati diversi anni.

Se volessimo continuare a cercare nel mondo animale, è noto ad esempio che alcune tipologie di uccelli si affezionano ad un pezzo di legno, se assomiglia vagamente alla madre, perché nel cervello di quegli uccelli il pezzo di legno colorato rappresenta la madre, la simboleggia, se gli viene avvicinato il pezzo di legno coi colori della madre e nel contempo gli viene dato da mangiare.

Il nostro cervello funziona allo stesso modo, per il 96%. Il restante 4%, ovvero la razionalità, il mentale, serve a interpretare i simboli e a spiegarli razionalmente, esattamente come stiamo facendo ora, manipolando i simboli tramite le parole (che sono dei simboli a loro volta) e i pensieri.

Facciamo un altro esempio.
Quando noi abbiamo un conflitto col padre, o meglio con la figura del padre, qualunque elemento collegabile simbolicamente a questo archetipo, automaticamente ci riporta ad esso.
Ad esempio, poiché il padre rappresenta LA istituzione per eccellenza, tutti i rapporti con le istituzioni saranno dolorose. Col capoufficio, che è quello che mette le regole, così come l’arbitro, l’allenatore, il presidente, etc. (come fa Balotelli, di cui parleremo in uno dei nostri esempi di mappe di personaggi famosi).

I simboli presenti nel nostro cervello sono anche presenti in ciò che si definisce il “Cervello collettivo”. Questo è la somma delle vibrazioni, delle emozioni, dei vissuti di ogni essere vivente in questo momento e vissuto nel passato sulla terra. È come un internet, come l’archivio di un enorme computer che sa tutto di tutti, sin dall’origine dell’Uomo, ma non ha la capacità di interpretare ciò che contiene, e in qualche modo si fa guidare dal suo contenuto: per questo le preghiere funzionano, così come i desideri e le paure. Esso infatti percepisce l’energia che viene profusa nell’espressione di quel desiderio (o paura) e reagisce, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

I nostri genitori, la nostra famiglia, il nostro paese, il mondo intero, prima del nostro concepimento, provavano delle emozioni, dei desideri, ma anche delle paure e dei conflitti interiori, che non avevano una risposta, ma si depositavano anch’essi nel grande calderone del cervello collettivo.

L’inconscio collettivo è “stupido”, nel senso che esegue semplicemente i comandi (come un computer), e tuttavia è estremamente preciso, sa esattamente la provenienza della richiesta di soluzione e l’energia profusa in essa. E dà la risposta conseguente, nella gran parte dei casi questa risposta è a livello personale. Alle volte invece la soluzione generata dall’universo è la nascita di un bambino (che già solo con il nascere risolve due problemi, per la specie, per la quale garantisce la continuazione; per la famiglia, per la quale è come se il peso della risoluzione dei conflitti venisse rinviato al nascituro, che dovrà dare una risposta talentuosa oppure “scaricarlo” a sua volta ad una successiva generazione).

Questo è ciò che è successo quando sei nato tu, che tu sia stato desiderato o meno… sei stato da sempre desiderato. E non solo dai tuoi genitori… dal mondo intero tramite l’inconscio collettivo!

Il tuo senso, le tue missioni di vita, ti sono comunicate dalla data di nascita, come scritto prima, l’inconscio collettivo sarà anche “stupido”, ma è estremamente preciso.

Non potendo comunicare razionalmente, con le parole, comunica nel modo che più gli è consono, con i simboli.
Il cervello funziona allo stesso identico modo, tramite simboli.
Questi simboli sono contenuti nella data di nascita, come scoperto già millenni fa dai maestri cabalisti, dagli Egizi e forse addirittura dagli Atlantidei (leggi “”Due occhi color miele”)
E proprio sulla cabala si basa la mappa, contenendo 11 numeri base come le sephirot.

Come anticipato, questi undici numeri rappresentano gli ambiti della nostra vita. Vediamoli nel dettaglio:

  1. La personalità profonda: essa rappresenta “chi siamo”, ovvero quali sono i nostri stimoli di base, i nostri bisogni fondamentali, come siamo più propensi a comportarci a 360 gradi;
  2. Il disegno di vita: è il bisogno fondamentale che si attiva ogni secondo. È l’obiettivo a cui tendiamo biologicamente (vedremo più avanti che esiste invece un obiettivo a cui tendiamo spiritualmente). Cioè ogni nostro atto è finalizzato (consciamente e inconsciamente) a realizzare praticamente questo archetipo;
  3. L’equilibrio: indica quel talento che dobbiamo mettere in pratica per sentirci in equilibrio. E’ collegato al primo chakra, e di conseguenza al piacere, al lavoro, al radicamento nella vita e alla sessualità;
  4. Il lavoro: indica qual è il nostro principale bisogno a livello lavorativo e specialmente come realizzarlo. Due esempi: il 9 indica una necessità di avere una solitudine nel lavoro, cioè avere uno spazio completamente per sé, il 19 invece indica un bisogno e una capacità di collaborazione, di saper lavorare in team. Ovviamente indichiamo brevemente due bisogni come esempio, in realtà ogni archetipo ha in sé un contenuto molto ampio;
  5. La relazione amorosa: qui tocchiamo un tasto dolente per molti. È per questo che abbiamo pensato ad una serie di corsi e di incontri appositi. Pensa che questo ambito nutre tutti gli altri… così come il cuore nutre ogni singola cellula del nostro corpo;
  6. Nido: come deve essere il posto in cui vivo? Ad esempio: posso o meno condividerlo?;
  7. Il sociale: come sto bene con gli amici, o in tutte quelle situazioni che non sono relazione, nido né lavoro. Non è affatto da sottovalutare. È il modo in cui ci mostriamo al mondo che ci circonda;
  8. La memoria genealogica: indica ciò che la famiglia non è riuscita a realizzare fino al momento del concepimento, il più grande bisogno di essa, che ci demanda. E’ come uno tsunami: un’onda bassissima ma potentissima, alla quale non possiamo rinunciare a guardare;
  9. Il conflitto: indica quel qualcosa che per noi (e prima di noi per i nostri genitori) è dolorosissimo. Ad esempio l’essere “eliminati”; l’incapacità di iniziare; oppure ciò che se manca ci fa male, come ad esempio il non sentirsi accettati in un gruppo o in un nucleo familiare;
  10. Per risolvere il conflitto abbiamo cinque possibili soluzioni: due di esse, di immediato uso, sono presenti nella mappa. Il primo è la risposta conflittuale automatica al conflitto.
    Come si evince dall’attributo “conflittuale”, essa non è la migliore delle soluzioni. Tuttavia è uno schema di sopravvivenza che si attiva automaticamente e involontariamente per rimetterci subito in carreggiata. Se non fosse che essa stessa amplifica il nostro conflitto…;
  11. Per questo abbiamo il pronto soccorso, che, come dice il nome stesso, è una singola azione, da attuarsi immediatamente dopo l’insorgenza del conflitto (quindi appena cominciamo a stare male) come un cerotto, che ci mette subito in soluzione, e abbassa così la tensione dolorosa.

Questi sono gli ambiti “principali”.

Ma abbiamo moltissimi ambiti e sottoambiti altrettanto importanti, come ad esempio la chiave emozionale, la chiave intellettuale, lo strumento, la mappa karmica… Per non parlare delle sequenze emozionali (che spiegheremo in una chiacchierata successiva).

Diciamo che per un primo approccio bastano i primi undici numeri, e si può risolvere circa l’ottanta per cento dei nostri guai.

Io sono arrivato a trovare circa 274 corrispondenze… Ma io sono paranoico…scherzo… il mio talento fondamentale è il 22, o meglio “la carta senza numero”, ovvero “Il Matto”.

Una delle caratteristiche di esso è infatti non avere limiti e poter vedere oltre.

E questo preoccupa il mio team, considerando che non ho intenzione di fermarmi a 274…

Illumina il tuo Cammino

Mau

Il viaggio della vita

Motto : Sii felice e aiuta gli altriDalai Lama

Io vedo la vita come un viaggio.

Incontriamo persone, viaggiatori come noi, che ci accompagnano per un pò di tempo e poi ognuno si fa il suo percorso.

Il viaggio verso l’evoluzione personale a volte non è semplice (il Buddha diceva “il cambiamento non è doloroso, lo è la resistenza al cambiamento”).

Le persone che entrano nella nostra vita sono i nostri specchi, ci mostrano come siamo. Incontriamo situazioni che ci mettono in difficoltà, ed è lì che scopriamo le nostre debolezze e le trasformiamo in punti di forza, oppure no. Sta a noi a fare luce dove c’è il buio: questo per me significa “illumina il tuo cammino“.

Però capita a volte che il nostro viaggio sia snello, liscio, allegro, è piacevole proprio perché ci specchiamo con persone che hanno questa capacità. Siamo tutti dei pellegrini di passaggio e dobbiamo fare tesoro delle nostre esperienze di vita.

Ho notato che ci sono tre categorie di viaggiatori :

  • Quelli che come vedono un bus salgono subito e poi chiedono dove arriva;
  • Quelli che prima di salire esitano, tentano di informarsi dove va, fanno calcoli se prendere o lasciare, guardano gli altri per vedere se salgono o no, poi quando hanno deciso si accorgono che il bus non c’è più. È già partito.
  • Quelli che sanno dove vogliono andare, chiedono informazioni del viaggio e decidono subito. Loro sanno se questo viaggio è per loro o no, perché hanno chiarezza su cosa fare e dove vogliono arrivare.

Se hai letto fin qui puoi essere sicuro che un bus si è fermato proprio vicino a te.

Cosa fai da adesso in poi dipende solo da te. Cosa fai? Sali o aspetti il prossimo bus?

Questo bus va verso il luogo dove impari come cambiarti la vita, come cambiare il tuo presente e dunque il tuo futuro.

Sarà un viaggio con tante fermate dove al termine tu non sarai lo stesso. Conoscerai gente come Te e sarai ricco di esperienze nuove, perché interiormente sarai cresciuto.

Io ti aspetto qui nel blog oppure scrivimi una email al indirizzo jercannarciza@gmail.com

Sarai in buona compagnia, lo staff di Progetto Horus ti aspetta, ti accoglie e ti sostiene in questa nuova avventura interiore. Puoi contattarci all’indirizzo segreteria@progettohorus.it

Non esitare.

Illumina il tuo cammino

Narciza Jercan